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28.2.05


don't know why ...



Vagano come meteore immagini e idee. Sono scie di reattori che sfumano piano. Il vuoto d'aria di commozione che l'altra notte t'ha tolto il sonno è già svaporato. Il teatro vuole, può, deve andare oltre. E assorbi - quasi batuffolo idrofilo - le emozioni degli altri, e ti addossi peso, e amore, e rimpianto, e sospesa tristezza. I chilometri fuggono sotto i pedali. E poi, la spugna sulla lavagna: un sorriso sdentato, bufferia istriona e cialtrona, un muso messo su ad arte, un coretto stonato fra morbide coccole. Und alles vergeht ...


22.2.05


Sieben Jahre Erinnerungen


Una ragazza spaesata metteva piede a Lecce, qualche anno fa, con la certezza di dover rimanere. Le piacevano tante cose. La città, bellissima e tranquilla. Le persone, cordiali e comunicative. La luce, una luce da isola greca, intensa e diffusa. Muovere i primi passi fu incredibilmente facile. Trovò subito casa, un appartamento a una manciata di passi dal centro storico. Una casina tutta bianca, dentro e fuori (per la pietra leccese in cui era costruita), fatta di finestre enormi e soffitti altissimi, piena di luce. Si iscrisse a scuola-guida, lei che fino allora aveva avuto paura a mettersi dietro un volante. Conobbe, nel volgere di pochi mesi, alcune persone che l'avrebbero (silenziosamente e con affetto) seguita e sostenuta negli anni a venire. Ma il pensiero di quel ragazzo del nord, lontano lontano, le affollava spesso la testa. E a tormentarla il crudo morso della nostalgia...



21.2.05


Motivi ricorrenti



Si fa un gran parlare di Chatwin. O dei Diari della motocicletta. Ora mi ritrovo in mano, invece, i Carnets di Saint-Exupéry (Gallimard 1994, Bompiani 2000): un vero blog ante litteram, pieno di spunti e di riflessioni (a volte solo approssimate, a volte enunciate e svolte). Getto l'occhio sugli appunti e mi attrae questo 'pre-post' (evvai con gli ossimori), dal titolo L'uomo e la foresta: E quando non ci sarà altro che l'uomo, l'uomo si annoierà tremendamente. Ha già perso contatto con la belva (piacere di ritornare dalla vera caccia) e, in parte, con le forze della natura (civiltà urbana) ed ecco che trasforma il pianeta in una terra da ortaggi. Si dimentica di fare risalire a questa origine i problemi sociali (estensione della razza umana, poi di una razza tra le razze). Devo dire che di esso mi turba più il non detto che il detto. Dixi.


17.2.05


Son consolazioni!


... come dice tale Rudolf Arnehim in Entropia ed arte, il disordine non è l'assenza di qualsiasi ordine, ma, piuttosto, lo scontrarsi di ordini privi di mutui rapporti. L'ho letta sulla retroetichetta di una bottiglia di birra danese. Non è confortante? Da quando lo so vivo meglio.


(da Santo Piazzese, I delitti di via Medina-Sidonia, Sellerio 1996). Da quando l'ho capito (cioè ieri pomeriggio) vivo meglio anch'io ...




11.2.05


L'assoluto femminino




Non è molti anni orsono che gli studiosi si sono imbattuti in questa specie di miracolo. Correva l'anno del Signore 1983. Nell'Hunan, una regione nel sud della Cina, viene alla luce una sorta di 'codice segreto', il Nu Shu. Le donne di etnìa Yao (l'altra etnìa prevalente in Cina è la Han), parte di una società appena più evoluta di quella tradizionale feudale cinese, avevano inventato, nei proprii angoli di emarginazione domestica, una loro lingua, scritta e orale. E dato vita a una scrittura segreta, tutta al femminile. Completamente ignorata dagli uomini, sia nelle modalità di trascrizione che in quelle di trasmissione. Il tutto favorito da una qualche maggiore autonomia delle donne nella società Yao, dove la discriminazione tra sessi non era perseguita in modo rigoroso e mitigata da pratiche matrimoniali meno intensamente patriarcali rispetto a quelle vigenti nella stirpe Han. Il 'codice' Nu Shu, trasmesso attraverso supporti effimeri (come ventagli, quaderni, stoffe da ricamo), ha lentamente preso piede ed ha avuto scrittrici e insegnanti a trasmetterlo. Purtroppo va subendo la stessa sorte dei dialetti presso quasi ogni lingua moderna: l'ultima donna in grado di parlare correttamente il Nu Shu, Yang Huanyi, è scomparsa da poco - e la tradizione di questa miracolosa 'lingua di genere' va trascolorando. Ho cercato invano in rete la traduzione di qualche canzone Nu Shu, a testimonianza della scarsa notorietà di un fenomeno, invece, di importanza epocale. Una delle poche esperte sul punto è la sinologa Marta Marsili: sue le informazioni reperibili qui. Credo che sarebbe importante - per tutti - saperne di più.


20.1.05


Riannodando le fila ...




Scrivo da lontano … come ognuno di noi, del resto. Non mi trovo alla mia solita postazione da blogger, stavolta. Postare da un luogo che non fosse casa mia o della mamma non mi accadeva da un po’ – e ne son molto contenta. Avrei un bel po’ di cose da ‘metter giù’ – ma mi limito a qualche sensazione. Nel mio viaggio verso la Bassa ho fatto sosta a Bologna. La città ti colpisce sin dalla sala d'aspetto della stazione (l'unica che sinora abbia visto intitolata a qualcuno, Torquato Secci, per la precisione), con la sua lapide 'alle vittime del fascismo' del 2 agosto 1980. La fida Zucchero mi ha recuperato all’uscita dal mio treno notturno. Depositati i bagagli in pensione, le due socie son partite alla ‘conquista’ di Bologna secondo il motto ‘arte e cultura’ (ZuccheroK©). Le prime due ore son trascorse infatti in due negozi di abbigliamento … Poi ci siam rifatte (giuro!) girando per biblioteche e librerie (tanto per tacitare la coscienza …). Bellissime Via Clavature coi negozi aperti e la Galleria della Borsa. Nel pomeriggio ho approfittato di impegni di Zucchero per far visita all’Albi. Cosa dire? Che ovviamente 3Pì e Giarina avevano esagerato per difetto nel cantarmene le lodi. Mi ha sorpreso la facilità con la quale ci siamo raccontate tante cose – anche molto personali. L’Albi, oltre ad essere una donna splendida, ha una famiglia stupenda: due giganti di figli belli e cortesi, una nipotina morbida e bionda, una serie di gatti, di cui uno nero come la pece e coccoloso come Puck e una minutina come Minou, dolcina e color miele. Non riuscivo ad andarmene, tanto mi sentivo a mio agio … La mattina dopo, altro giro per una Bologna ventosa e gelata, assieme a un collega che me l’ha illustrata da un capo all’altro. Le cose più belle? L’Arca di S. Domenico (purtroppo ‘segregata’ dagli spettatori), la tomba di Accursio e la Chiesa dei Celestini. Impressioni personali? Questa è una delle poche città dove si rischia di esser messi sotto da una bicicletta (un’altra è Münster in Germania, ma quella è un’altra storia). Pare che i bolognesi abbiano una passione incontenibile per i cani enormi e neri (ne avrò visti almeno una ventina in poche ore). A Bologna davvero non si perde neanche un bambino: hai mille punti di riferimento, le chiese, le piazze, e soprattutto le torri!!! Tornerò (tanto per citare i Santo California). Per ora, però, il viaggio continua …


6.1.05


The scent of silence (ovvero: der Duft der Stille)



L'avevo promesso (pare). Come sempre, a me stessa. Leggendo Possession della Byatt inciampo in una lettera - la prima - fittizia, scritta dalla (fittizia) intellettuale ottocentesca Christabel al suo (fittizio) spasimante intellettuale Randolph. L'incipit è struggente, esprime tutto quel che una donna, concentrata sui suoi libri e la sua quiete, riesce a provare (inclusa - mi pare - la frustrazione ...):

Io vivo isolata e in comunicazione solo con me stessa ..., non come una Principessa nel folto del bosco ..., ma piuttosto come un Ragno molto grasso e soddisfatto di sé al centro della propria Ragnatela lucente ... Arachne è una signora per la quale provo grande simpatia, una onesta artigiana, che produce oggetti perfetti, ma leggermente incline a giocare scherzi poco ortodossi agli stranieri in visita o a quelli invadenti, non cogliendo la differenza tra i due tipi, forse, se non troppo tardi ... Sono una creatura della mia Penna, ... la mia Penna è la parte migliore di me ....

Mi pare che - dopo una giornata passata a consumarmi la vista sulle mie carte polverose (che adoro, lo giuro, che adoro!) - queste frasi possano esprimere in parte un frammento del piacere e della Sehnsucht che si provano nella Solitudine e nel Silenzio.

E con questo ho scritto qualcosa che dovrebbe essere in tema anche con i temi di Max ...



2.1.05


Alice non lo sa. Diario di un capodanno conservativ/alternativo

La redazione di Ecate riceve (da un'amica) e volentieri pubblica (in luogo degli asterischi pensate ad una ricca metropoli del centro-nord ...)



Alla cena di San Silvestro eravamo 9 adulti e 3 bambini: 3 e mezzo, perche' uno era
in arrivo. I bambini consistevano in un italo-russo di 6 anni con la faccia da piccolo Putin e la voce da piccolo Prodi ('scolta mo', io scion di Mosca. Tu di dove scei?), che chiameremo Boris, una minuscola russa di 3 anni, in Italia da due giorni, che pareva uscita da un cartone animato e diceva solo "Oppala" [la sua nuova mamma pare le dica "Óppala" quando finisce di vestirla la mattina] e un'acciughina nordica di 6 anni, piglio deciso e voce penetrante, dall'inevitabile nome di Alice. Alice era elegantissima nel suo tutù nero ed ha ingiunto a tutti di chiamarla Ghiacciolo. Boris sostiene che sono fidanzati ma Alice non commenta (non lo sa?).
Gli adulti erano quasi tutti in coppia, con distribuizione scalare di figli (due, uno, quasi uno, nessuno), e tutti occupati nel terziario: università, comunicazione, servizi sociali, più un marito indefinito (o indefinibile? N.D.B.). Vari gradi di eleganza: pur sospettando che la padrona di casa sarebbe stata in ciabatte, alcune delle ospiti non hanno rinunciato a pararsi a festa - e mal gliene è incolto: da princìpi di congelamento (faceva il solito freddo da dicembre nordico, benché il padrone di casa continuasse a spalancare le finestre - io chiudevo e lui apriva, maledetto!), a lievi ferite da colluttazione. Ché (e come poteva essere altrimenti?) Boris si è lanciato ruggendo dal letto sopraelevato dell'Ikea sulla mamma di Alice, che sfoggiava un top di seta, graffiandole la schiena.
La mamma di Alice lavora come assistente sociale da ben 32 giorni con i casi più disperati di ***. Ci aveva appena comunicato che odia agi e mollezze, che lei di suo vivrebbe in una capanna di tronchi, che - pur essendo italo-nordica da generazioni - si sente russa nell'anima e che tutti la scambiano per tale per via dello zigomo alto e degli occhi di ghiaccio; c'è rimasta male per l'assalto ululante e ha fatto osservazioni assai pungenti sulla barbarie di certi popoli ... (... poi è corsa via al sopraggiungere dell'ovatta, per paura del disinfettante ...).
La casa era nel solito simpatico casino, stile Ikea-Bohème: mucchi di biancheria da stirare, mucchi di travi per il letto sopraelevato di Boris, e, soprattutto, porta del bagno senza chiave: gli ospiti non adusi alle consuetudini delle famiglie con bambini si sono un attimo irrigiditi - ma non hanno trovato comprensione. Avete mai provato ad andare in bagno mentre il bambiname di casa gioca a nascondino? Ebbene (e per esperienza diretta): occorre una certa forza di carattere ...
La cena era in realtà un pic-nic al coperto, nel senso che si mangiava e beveva quel che gli ospiti si erano portati dietro di loro iniziativa, su stoviglie di carta; il piattame si era, per la verità, perso fra i mucchi di roba in giro, per cui ciascuno dei presenti si è messo a caccia di un piatto e un bicchiere purchessia.
Il menu, di conseguenza, non era perfettamente bilanciato - anche se tutto piuttosto gustoso; uno che ne sapeva un minimo si è messo a dirimere il flusso dei vini, così da evitare che gli ospiti si bevessero l'Amarone con il baccalà. Purtroppo nessuno ha diretto il traffico intorno alla fonduta di carne, con le immaginabili conseguenze - considerando che, in tutto ciò, Boris sgomitava con varie esigenze, Oppala cercava di far capire a gesti che voleva essere lanciata da un ospite all'altro e contemporaneamente nutrita e Alice ritraeva ognuno di noi in foggia d'animale con mantello (io da farfalla, secondo Alice, da grasso pulcino, secondo me). Sul tavolo da pranzo una batteria di cellulari accesi, per monitorare l'arrivo dei messaggini d'auguri.
Poi Oppala se n'è andata a dormire sui cappotti degli ospiti, gli altri due pulciotti si sono eclissati e noi abbiamo brindato all'anno nuovo, tentato di telefonare in giro e affrontato le portate conclusive: mascarpone con mostarda, gelo di mandarini e lichées, che sono fruttini cinesi. I lichées sono stati accantonati dopo che la mamma di Alice ha detto che lei li adora, ma le fanno impressione. A quel punto i padroni di casa hanno dato il loro contributo alla serata tirando fuori cartine da sigarette e un sacchetto di erbetta profumata proveniente dall'orto di amici di amici che stan sui colli sopra ***. Chiaro che erba così non può che essere di qualità sopraffina e far bene a tutto, per cui i genitori attuali e futuri si son messi a tirare con molto entusiasmo. La mamma di Alice a un certo punto si è imbambolata, ha cominciato a guardar fisso la tovaglia e non c'è stato verso di scuoterla o farle dire una parola. Dopo un po', con molta lentezza e grande concentrazione, ha raccolto le bucce dei lichées rimaste in giro ed ha cominciato a disporle artisticamente sulla tastiera del telefonino, fino a che il marito non le ha infilato cappello e cappotto e l'ha riportata a casa insieme ad Alice addormentata.
I padroni di casa si son finiti la quiche alla pancetta e sono andati a letto anche loro - gli ospiti rimasti hanno usato le poche risorse intellettive ancora disponibili per sfidarsi a "Taboo", uomini contro donne. È finita pari.

(la direzione declina ogni responsabilità per riferimenti a persone note, nonché ad eventi realmente accaduti - del resto questo blog è aggiornato senza alcuna periodicità etc. etc.)



20.12.04


La dura realtà



L'altro ieri lì c'erano trenta gradi ... un mondo per me tutto nuovo di suoni, colori, odori. L'arte musulmana è bella da levare il fiato, le moschee un sogno, le mura antiche che circondano le città una scoperta inusitata. Istantanee. Il sorriso delle bimbe con i loro occhioni obliqui. Il sorianino a tre zampe che cercava coccole a Volubilis. Il mercante berbero che ti tiene la mano e ti chiede se sei musulmana (?!?). Le due anziane (forse poco più anziane di te ...) che ti offrono l'harcus, il tatuaggio all'hennè. E sole sole sole, caldo, una primavera matura che loro chiamano inverno. Brusco risveglio, il ritorno: pioggia, un freddo 'bubbonico' (come direbbe mia nipote) e carriolate di lavoro arretrato (oltre a tutti i regalini da acquistare). E va bene. Indosso la mia collana berbera nei colori del turchese e torno alla vita di tutti i giorni - ma qualcosa è cambiato. Ora capisco cosa voleva esprimere Vittorio Pescatori con la sua arte.



7.12.04


Un incontro (im)possibile




Esce dal locale lasciandosi dietro una nuvola di fumo e una scia di note oblique e struggenti.
Cammina rasente il muro e strascicando i piedi. Non è ubriaco, ma è come lo fosse: qualcosa gli occupa i pensieri rendendone il passo malfermo e trasognato. Non ha sigaretta fra le dita – gli manca, ma ha smesso da mesi. E anche con l’acido e le altre sostanze. L’ultima volta quella che aveva ingerito era così potente da cambiare la vita degli altri. Un onest’uomo era finito in galera con l’accusa di omicidio, e l’incubo del poveretto è durato finché è andato avanti l’effetto della droga.
‘Insomma, Philip, hai messo via un po’ di cose’ – la voce nasale si diffonde nella foschia notturna.
‘Va meglio, adesso?’
‘Non direi proprio, Ray. Ho visto cose che voi umani non potreste mai immaginare. E ora tornare indietro è maledettamente dura. E a te, come butta?’
‘Non fosse per questa maledetta insonnia, direi che può andare …’
‘Continui a sognare ad occhi aperti i tuoi omini con gli occhi gialli?’
‘Ultimamente, per la verità, vedo libri che bruciano’
‘Eppure non hai mai preso nulla di veramente forte. Non sarà una proiezione?’
‘Cosa vorresti dire? …’

(Philip K. Dick incontra Ray Bradbury)

* Da un'idea di Herr Effe. Una serie di belle idee 'di sviluppo' sono state raccolte da Placida Mitì qui.



27.11.04


Spersi e riemersi





(Ora al centro della scena, gli occhi semichiusi, dondolandosi sulle gambe) Ma tu chi sei, che parli e non ti sveli?
(Sussurro fuori scena) Chi immagini che io sia?
(Lei sospira dubitosa, il dondolìo si ferma) Il modo in cui mi parli non è sconosciuto. Dove ti ho già incontrato? Dove mai si sono incrociati i nostri cammini?
(Sussurro fuori scena) Forse non è questo che conta. Quel che importa è che io sia vicino.
(Volta lentamente la testa) E che mi parli. Eppure. Ti nascondi ai miei occhi e quel che dici è così strano. E' come se dovessi prestare attenzione a quel dici ma soprattutto a ciò che non dici. Le frasi a metà, i silenzi che circondano le mie domande ...
(Sussurro fuori scena) Ed io che intesi quel che non dicevi, m'innamorai di te perché tacevi.
(Scuote la testa, sorride) Allora, restiamo in silenzio - è bello, così ...


23.11.04


Corsi e ritorni





(Da un angolo della scena, di spalle, con le braccia avvolte intorno al corpo, la testa appena inclinata) ... ma ho dormito, forse? E' tutto così diverso da appena poco fa! Come può esser cambiato tutto in un attimo?
(Sussurro fuori scena:) Magari navighi ancora nel tuo sogno ... e non ne vuoi sapere di svegliarti.
(Lei si volta pian piano - le luci di scena, da soffuse, si fanno lentamente più vivide) Era così reale ... ero ricca e completa ...
(Sussurro fuori scena:) E ora? Cosa c'è che non va, adesso?
(Abbassa piano la testa, la scuote, sospira) Ora ho freddo - e come mai è così vuoto, qui?

(Inizia a raccogliere oggetti, traendoli da un fondale, e a spargerli faticosamente sulla scena, sempre scuotendo la testa (dorata con riflessi ramati) ...


18.10.04


I migliori amici ...


Raffreddada e decongendrada ... devo per forza pensare con i pensieri di un altro: A me piacciono i gatti. Sono tanto divertenti senza saperlo. Hanno una tal comica dignità, una tale aria da "Come osate!", "Fatevi in là, non mi toccate!" ... quando volete conquistarvi l'approvazione di un felino dovete stare attento a quel che fate, e aprirvi la strada con cautela. Se non lo conoscete personalmente, vi conviene cominciare dicendogli "povero micino". Dopo di che aggiungete "Mucci mucci" in tono di comprensiva simpatia. Voi non sapete cosa significa, e tanto meno lo sa il gatto, ma l'espressione sembra indicare un conveniente atteggiamento da parte vostra, e in genere tocca i sentimenti del felino a un tal punto che, se siete ben educato e vi presentate discretamente, inarcherà il dorso e vi soffregherà il naso addosso. (Jerome K. Jerome, I pensieri oziosi di un ozioso). Buona seddimana!


16.10.04


Surreali essenze





E passano lievi fra noi sul filo immagini dolci e sommesse risate. Le nostre voci che sembrano una, con quel vago tono nasale che riprendo quando ti parlo. E poi mi racconti. Ti racconti. Le tue lacrime, i tuoi rimorsi, le tue paure. E io mi ascolto tranquillizzarti. Non fosse per te e per la nostra bimba io non sarei quale sono. Se sono via non dipende da te. E poi torno. E tu vieni, ogni tanto. Magari non ci sentiamo molto, ma ci siamo sempre, una per l'altra. E le tue lacrime sono le mie lacrime, il tuo rimorso è il mio, i tuoi sorrisi i miei. E poi, a sera, il tuo messaggino: "il tuo eu è il mio eu" - "et invicem". Sorella.


12.10.04


La parola e il sogno


Per un po' di tempo ho tenuto un blog raccontandomi attraverso le parole di altri (scrittori, giornalisti, poeti e via elencando). Questo qui, questo blog di Ecate, ha evidentemente preso una piega diversa: vi sono più immagini, più pensieri davvero miei, ora sinanche versi. Eppure continuo a trovare affascinante la magia di certe frasi e di certi pensieri, e continuo ad aver voglia di riproporli ogni tanto. Come qui: Il mondo è stolto ..., la natura è turpe e io non credo nella resurrezione della carne. Credo però nei ricordi .... Sono pensieri amari e dolci al tempo stesso. Sono di un racconto breve di Antonio Tabucchi, possiedono forza e bellezza, grazia e speranza al tempo stesso. E' per questo che mi trova perfettamente concorde la notizia, che rinvengo qui, dell'attribuzione a Tabucchi del premio Cerecedo 2004, "per aver rivendicato la forza dei sogni". Che la forza sia con noi ...


11.10.04


In quel momento apparve la volpe ...


Sono stati giorni intensi, come non capitava da tanto. Discussioni, riflessioni, nuovi luoghi, nuove parole, nuove persone, vecchie persone, nuove sensazioni. Anche un 'blog-rendez vous' a due (che ha reso ancora più bello il tutto). E' difficile mettere per iscritto anche solo qualcosa di tutto questo. Parlerò con le parole della volpe di Saint-Exupéry:
"Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che con il cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi".
"L'essenziale è invisibile agli occhi", ripeté il piccolo principe per ricordarselo.
"E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante ... gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa ..."


28.9.04


Partenopea (atto unico)



Scena prima (esterno giorno): Tutti di corsa. Tutto frenetico come sempre. Appiedata come sempre nella metropoli - e clacson, boeing che volano bassi, gente che strepita per farsi sentire. Finalmente approdi in una stradina ad accesso pedonale. "Qui niente auto" sospiri stressata. E per un soffio schivi il motociclista che ti piomba addosso dal lato opposto a quello verso cui stavi guardando ...

Scena seconda (esterno giorno): Questa è isola pedonale sul serio. Via Roma, nuova versione: palazzi sei e settecenteschi dalle facciate linde, vetrine piene di tentazioni, passanti quieti e ciondolanti. Marocchini, tunisini e varia umanità extracomunitaria ai bordi dei marciapiedi. Ti avvini per guardar meglio la mercanzia - hai puntato una finta griffe del color cipria che si porta tanto adesso ... e all'improvviso i lembi delle lenzuola che raccolgono le merci vengono avvicinati e il tutto sparisce nei vicoli nel giro di un secondo - ti guardi intorno e finalmente ti accorgi della piccola utilitaria rossa, con a bordo gli agenti in borghese ...

(continua?)


15.9.04


A me non va di postare


Però trovo in rete parole che sento molto mie - e decido di postarle anche da me le parole di Lia. Perché se si sostituisce 'profondo Sud' ad Egitto (e in alcuni casi Germania a Italia), l'esperienza mia attuale è assolutamente simile (e analogo lo sconforto):

Quando io ero ragazzina era di moda essere intelligenti. E colti.
Ci tenevamo. E spesso imbrogliavamo, bluffavamo, davamo un mucchio di ritocchi qui e là per sembrarlo, o per sembrarlo di più.
"Ho letto il Capitale", detto da uno di 13 anni. Sciocco, no?
"Cosa leggi? Dove hai viaggiato? Che musica ascolti?" Se sbagliavi le risposte eri un paria. Per non esserlo, il tuo orizzonte era pieno di libri da leggere, di posti da conoscere, di musica da ascoltare, di film da vedere. Eravamo piccolissimi e avevamo un mucchio di roba da studiare, se volevamo conquistarci il diritto di stare al mondo. Forse anche troppa, e non è strano che si siano cercate scorciatoie.
Un ragazzino di 13 anni che afferma di avere letto Il Capitale è buffo, certo patetico. Però ti sta dicendo qualcosa: che riconosce il valore dei libri, che sa che le proprie affermazioni hanno bisogno di essere supportate da studio, esperienze, fonti e che, no, non basta che te lo dica la pancia o l'amico, una cosa, perchè questa cosa sia vera.
A uno della mia generazione, se lo chiamavi stupido o ignorante lo uccidevi.
Poi magari lo era, chi dice di no.
Però la sanzione sociale, sulla stupidità e sull'ignoranza, era fortissima. Tanto che la gente imbrogliava, appunto.
Io sono stata fuori dall'Italia molti anni.
Quando sono tornata, ho cercato di integrarmi in un mondo che per me era nuovo.
"Vediamo: che si fa in Italia?"
C'era Drive In in TV. Tutti ti dicevano che era divertentissimo e tu, con buona volontà, ti applicavi. Lo guardavi e, se non ti veniva da ridere, era perchè ti mancava il polso delle cose, ovviamente.
Dalle riviste, apprendevi che il possesso di determinati oggetti era una specie di segnale per manifestare la tua identità. E, porca miseria, l'Italia sembrava catapultata, come un sol'uomo, negli stessi oggetti, negli stessi desideri, nella stessa identità da manifestare.

... Siamo in Italia. Siamo a Milano. Qui si fa questo, si indossa questo, si è in questo modo qui. Deve essere bello. Se ci concentriamo, ci sembrerà bello. Come sto con questi jeans?
...
Quando ho cominciato ad insegnare, ho avuto per alunni quelli per cui Drive In deve essere stato come Carosello per me.
Ora, vediamo se riesco a spiegarmi: io credo che i ragazzi siano tutti uguali. Ad ogni latitudine, in ogni epoca, in qualsiasi condizione, un ragazzo è un ragazzo. Sogna, spera, si arma di arroganza e cerca aiuto, si innamora e si protegge, cerca di conoscersi. Ovunque nello stesso modo.
Sono proprio tutti uguali, i ragazzi. Tutti.
L'unica cosa che cambia sono i valori che possiedono. Ecco: i valori - loro sì - sono soggetti alle epoche, alle latitudini, alle generazioni.
Io, quando ho cominciato a insegnare, ho scoperto che non ci tenevano molto, i miei studenti, ad essere intelligenti. E tantomeno ad essere colti.
Non fingevano letture mai effettuate: trovavano normale che non si leggesse. Essere sciocchi non era un insulto, per loro. Essere brutti, per esempio, era molto peggio.
La consapevolezza del baratro generazionale, per me, è sorta da lì. Se io dicevo a un mio alunno "Devi imparare a ragionare", lui non faceva una piega. Al massimo mi chiedeva come fare.
Se qualche prof. lo avesse detto a me, io avrei seriamente meditato il suicidio.
Certe volte sbagliano a prendere appunti, gli studenti.
Poi studiano sugli appunti sbagliati e, quando li interroghi, ti ripetono pari pari ciò che hanno studiato. E se gli dici: "Ma che sciocchezza è??" loro, pacifici, ti dicono che glielo hai detto tu. Che loro stanno ripetendo ciò che tu hai detto.
E tu cerchi di fargli capire che è illogico, il discorso che stanno facendo, che non ha senso, che c'è un errore, che gli appunti sono sbagliati ma che, soprattutto, loro avrebbero dovuto accorgersene, che gli appunti erano sbagliati.
Niente.
Dicono: "Ah." e correggono. Ma non si mettono in discussione. Non si accorgono che stai tirando in ballo il loro spirito critico. Non capiscono che, se davvero io avessi detto la sciocchezza che loro hanno mandato a memoria, loro avrebbero tutti gli strumenti per linciarmi.
Non lo capiscono.
...
Qualche volta ho provato a dirlo, in classe: "Io potrei dirvi qualsiasi cosa. Potrei inventarmi la storia, la letteratura, la lingua. Non ve ne accorgereste nemmeno. Non cerchereste minimamente di accorgervene. Prendereste appunti e me li ripetereste, e basta."
Mai che uno si sia ribellato, di fronte a una frase così carica di disprezzo. Mai.
Non se ne accorgevano.
Ed io avrei pagato, perchè se ne accorgessero. Mi fa ancora male la loro accondiscendenza, quel loro annuire. Quel sorridere complici: "Sì, siamo proprio idioti."
...
Sono arrivata in Italia alla fine degli anni '80 e ne sono fuggita all'inizio del 2000.
Una quindicina di anni in totale.
Ho il ricordo di un paese desideroso di istruzioni: come vestire, dove abitare, che macchina comprare, come sembrare.
Mi sfilano davanti agli occhi centinaia di ragazzi completamente impreparati a mettere in discussione alcunché, attaccati alla tetta del tuo registro.
Il desiderio di essere accettati, di essere accettabili, di essere integrati.
Studenti di Scienze Politiche che ti dicono all'esame che loro, no, non leggono i giornali. E fanno la faccia da bambini, mentre te lo dicono, e ti stanno dicendo: "Mi vuoi bene? Potresti volermi bene? Potresti darmi 18 perchè sono carino, perchè sono buono, perchè sarei un bravo figlio se tu fossi la mia mamma?"
E sono le uniche rivolte che puoi scatenare, queste: il non volergli bene. Nonostante siano integrati, ti sorridano, abbiano la faccia giusta, la casa giusta, il vestito giusto e tutto fatto bene. E tu li bocci. Nonostante tutto questo, e solo perchè non sanno la tua materia.
Non gli vuoi bene, ecco.
E allora sì, si ribellano. Perchè loro hanno dedicato la loro vita intera, ad essere meritevoli di essere voluti bene. Di essere accettati. Di essere accettabili per "l'autorità".
Sono dei coglioni totali e, nonostante questo, tu li bocci?
Sei una carogna.
E li ferisci, davvero. Loro hanno fatto del loro meglio - anzi no - loro sono stati ciò che meglio potevano.
Il fare non conta più da un pezzo. Qui si giudica solo l'essere. Buono, cattivo, bello, brutto.
I minimi termini dell'essere, appesi al tuo giudizio di Grande Tetta Accondiscendente.
"Dammi ciò che mi serve per amore o per pietà, non perchè io lo meriti."
E chi ha bisogno di dittature quando ha a disposizione un simile materiale umano, all'entrata delle cabine elettorali?


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